A volte parliamo di dolore senza pensare che esiste una definizione ben precisa per questa parola.

Tendenzialmente ognuno di noi ha una propria “soglia del dolore”, quindi una diversa percezione e probabilmente una personale interpretazione di questo “nemico”, ma la definizione di  dolore data dalla IASP  è la seguente: «Spiacevole esperienza sensoriale ed emotiva associata ad un danno tissutale effettivo o potenziale, o descritta in termini di un simile danno».

Il dolore si può suddividere in dolore acuto o cronico, e il dolore pelvico cronico è un problema molto frequente e molto sentito nelle donne che ne soffrono (specialmente in età fertile), perché porta ad un condizionamento della vita sia dal punto di vista psicologico che fisico (soprattutto in riferimento alla sfera sessuale).

Il dolore pelvico cronico può essere associato al dolore nociplastico che la IASP definisce così: “dolore che deriva da un’alterata nocicezione senza chiara evidenza di un’attuale o persistente attivazione dei nocicettori o di una lesione del sistema somatosensoriale”. 

Quindi questo tipo di dolore provato (normalmente cronico), non deriva né da un comprovato danno tissutale né da una lesione al sistema somatosensoriale, ma da un’alterazione della normale funzionalità del sistema somatosensoriale.

Il dolore pelvico cronico deriva da una serie di possibili meccanismi, alcuni dei quali rimangono spesso misconosciuti o mal definiti, è pertanto consigliabile un approfondimento con il proprio ginecologo di fiducia, per poter arrivare alla giusta terapia che porti a riscoprire la bellezza della vita di una donna senza dover più combattere contro l’oscuro “nemico”.